Frieda fu messa in libertà ma nel 1944 la Gestapo l’arrestò di nuovo. Questa volta fu condannata a scontare sette anni nella prigione di Waldheim. Frieda continua: “Le guardie della prigione mi misero a lavorare insieme ad altre donne nei bagni. Stavo spesso con una detenuta della Cecoslovacchia, quindi le parlavo moltissimo di Geova e della mia fede. Grazie a quelle conversazioni mi mantenni forte”.
Liberata, ma non per molto
Nel maggio 1945 la prigione di Waldheim fu liberata dalle truppe sovietiche e Frieda poté tornare a Magdeburgo e riprendere il ministero pubblico, ma non per molto. I Testimoni tornarono a essere oggetto di discriminazione, questa volta da parte delle autorità della zona di occupazione sovietica. Gerald Hacke, dell’Istituto Hannah-Arendt per le ricerche sul totalitarismo, scrive: “I testimoni di Geova sono stati uno dei pochi gruppi sociali a essere perseguitati quasi ininterrottamente da entrambe le dittature sul suolo tedesco”.
Perché furono di nuovo oggetto di discriminazione? Ancora una volta la questione principale era la neutralità cristiana. Nel 1948 nella Germania Orientale si tenne un plebiscito, una consultazione diretta del popolo e, come spiega Hacke, “la causa fondamentale [della persecuzione dei testimoni di Geova] fu che non avevano partecipato al plebiscito”. Nell’agosto 1950 i testimoni di Geova furono messi al bando nella Germania Orientale. Ne furono arrestati centinaia, tra cui Frieda.
Essa si ritrovò in tribunale e fu condannata a sei anni di prigione. “Questa volta ero insieme a compagni di fede e la loro compagnia mi fu di grande aiuto”. Dopo la liberazione avvenuta nel 1956 si trasferì nella Germania Occidentale. Frieda, che ora ha 90 anni, vive a Husum e serve ancora il vero Dio Geova.
Frieda fu perseguitata per 23 anni sotto due dittature. “I nazisti tentarono di annientarmi fisicamente, i comunisti di abbattermi moralmente. Cosa mi diede la forza? Le buone abitudini di studio della Bibbia quando ero libera, la preghiera costante quando ero in isolamento, la compagnia dei conservi ogni volta che era possibile e parlare ad altri di ciò che credevo a ogni opportunità”.
Il fascismo in Ungheria
Un altro paese dove i testimoni di Geova furono discriminati per decenni fu l’Ungheria. Alcuni furono oggetto di persecuzione da parte non di due, ma di tre regimi totalitari. Ádám Szinger ne è un esempio. Ádám nacque a Paks, in Ungheria, nel 1922 e ricevette un’educazione protestante. Nel 1937 alcuni Studenti Biblici andarono a casa di Ádám che si interessò subito del loro messaggio. Ciò che apprese dalla Bibbia lo convinse che gli insegnamenti della sua chiesa non erano basati su di essa. Così lasciò la chiesa protestante e si unì agli Studenti Biblici nel ministero pubblico.
L’influenza del fascismo in Ungheria cresceva. Varie volte i gendarmi videro Ádám che predicava di casa in casa e lo fermarono per interrogarlo. Le pressioni sui Testimoni si intensificarono e nel 1939 le loro attività furono vietate. Nel 1942 Ádám fu arrestato, portato in prigione e picchiato brutalmente. Cosa lo aiutò, a 19 anni, a sopportare sofferenze e mesi di prigione? “Quando ero ancora a casa avevo studiato attentamente la Bibbia e acquistato profondo intendimento dei propositi di Geova”. Solo dopo essere stato rimesso in libertà Ádám finalmente si battezzò come testimone di Geova. Ciò avvenne col favore delle tenebre una notte dell’agosto 1942, in un fiume vicino a casa sua.
Prigione in Ungheria, campo di lavoro in Serbia
Durante la seconda guerra mondiale l’Ungheria si alleò con la Germania contro l’Unione Sovietica e nell’autunno del 1942 Ádám fu chiamato alle armi. Egli scrive: “Dissi che non potevo fare il militare a motivo di ciò che avevo imparato dalla Bibbia. Spiegai la mia posizione neutrale”. Fu condannato a 11 anni di prigione. Egli però non rimase a lungo in Ungheria.
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