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Agricoltura
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Agricoltura in crisi:
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In Gran Bretagna nel 2001 l’epidemia di afta epizootica fu solo l’ultimo di una serie di problemi affrontati dagli agricoltori, fra cui la malattia della mucca pazza e la peste suina. Queste malattie, insieme alla paura che generano nella gente, non arrecano solo danni economici. L’agenzia France-Presse riferiva: “Si sono visti contadini energici, non il tipo di persone che si commuove con facilità, singhiozzare mentre osservavano i veterinari del governo ammassare le carcasse e fare un rogo con le mandrie allevate durante tutta la vita”. A seguito della malattia dei bovini la polizia iniziò anche a confiscare i fucili da caccia agli agricoltori che manifestavano tendenze suicide. I centralini dei servizi di assistenza erano subissati dalle telefonate di agricoltori in ansia. Instabilità economicaCi sono stati drastici cambiamenti anche nel panorama economico. “Fra il 1940 e la metà degli anni ’80”, dice la retrocopertina del libro Broken Heartland, “le spese per la produzione agricola nel cuore dell’America sono triplicate, gli acquisti di macchinari sono quadruplicati, gli interessi passivi sono decuplicati, i profitti sono diminuiti del 10 per cento, il numero degli agricoltori è calato di due terzi e quasi tutti i centri rurali hanno perso abitanti, rimettendoci in termini di affari e di stabilità economica”. “Fino a che punto arriveremo prima che la gente disposta a coltivare la terra scompaia del tutto?” Come mai i profitti non hanno tenuto il passo con l’aumento delle spese? Nella comunità globale di oggi gli agricoltori sono soggetti alle forze che agiscono sui mercati internazionali. Pertanto si ritrovano a competere con produttori distanti migliaia di chilometri. È vero che il commercio internazionale ha aperto anche nuovi mercati per i prodotti agricoli, ma il mercato globale può rivelarsi pericolosamente instabile. Per esempio, nel 1998 in Canada diversi produttori di grano e allevatori di maiali rischiarono la bancarotta quando i loro clienti in Asia subirono un rovescio economico. La scomparsa della comunitàMike Jacobsen, docente all’Università dello Iowa specializzato in questioni rurali, osserva che la crisi dell’agricoltura è anche una crisi della comunità agricola. Dice: “Questi sono luoghi puliti, ideali per i bambini, dove desideri sposarti e crescere figli. Le scuole sono alquanto dignitose e sicure. Non è forse questa l’idea che ci si fa della vita di campagna? Beh, la situazione economica di queste cittadine dipende molto da tante piccole fattorie a conduzione familiare della zona circostante”. Di conseguenza la crisi dell’agricoltura è evidente anche dal fatto che ospedali, scuole, ristoranti, negozi e chiese delle cittadine rurali chiudono i battenti. La comunità unita e compatta, uno degli aspetti più affascinanti della vita di campagna, sta scomparendo. Perciò non sorprende che, secondo la rivista Newsweek, quasi il 16 per cento degli americani che vivono in campagna sia sotto la soglia di povertà. Nel suo rapporto “La crisi agricola australiana”, Geoffrey Lawrence scrive che in Australia “i tassi di disoccupazione, sottoccupazione e povertà sono molto più alti nelle zone rurali che in quelle urbane”. L’instabilità economica ha costretto molte famiglie, soprattutto quelle più giovani, a trasferirsi in città. Sheila, che lavora in una fattoria insieme alla famiglia, fa questa domanda: “Fino a che punto arriveremo prima che la gente disposta a coltivare la terra scompaia del tutto?” A causa dell’esodo della generazione più giovane verso le città, la popolazione di molti centri rurali è notevolmente invecchiata. Queste comunità non hanno perso soltanto il vigore dei giovani ma anche il sostegno per gli anziani, e spesso quando era più necessario. Comprensibilmente, molte persone anziane sono disorientate e spaventate da questi cambiamenti repentini. La crisi dell’agricoltura è quanto mai devastante e di vasta portata. Ci colpisce tutti. Tuttavia, come mostrerà il prossimo articolo, c’è motivo di credere che finirà. |
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PESTICIDI IL DILEMMA DELL’AGRICOLTORE
In certe parti del mondo parassiti e malattie delle piante hanno danneggiato ben il 75 per cento delle potenziali colture. Una soluzione ovvia è coltivare di più. Il quotidiano Globe and Mail riferisce: “Gli agricoltori del Canada hanno tentato di battere la concorrenza adottando metodi concepiti per aumentare la produzione, così da avere più prodotti da vendere”. Ciò nonostante Terence McRae, dell’Ufficio canadese per l’Ambiente, avverte: “Molti di questi cambiamenti hanno accresciuto i potenziali rischi ambientali dovuti all’agricoltura”. Che dire dell’uso di pesticidi? Dato che è ancora in corso un rovente dibattito circa l’efficacia dei pesticidi e i rischi per la salute, anche questo rappresenta un dilemma per gli agricoltori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ammette che non si conoscono ancora fino in fondo la tossicità e i rischi legati a gran parte dei pesticidi. Dal momento che i pesticidi passano attraverso la catena alimentare, i potenziali pericoli potrebbero aggravarsi. Gli animali mangiano la vegetazione trattata con i pesticidi. L’uomo, a sua volta, mangia gli animali. |
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Pubblicato in Svegliatevi! dell’8 ottobre 2003 |